Le vette ci sfidano e ci proteggono, racchiudono in sé armonia, difficoltà e maestà. Lo sa bene chi è appena tornato dalla settimana bianca, chi in estate opta per un trekking ristoratore e quanti vivono alle falde di un monte che protegge il territorio. La montagna comunica un senso di sacralità e timore reverenziale a …
Le vette ci sfidano e ci proteggono, racchiudono in sé armonia, difficoltà e maestà. Lo sa bene chi è appena tornato dalla settimana bianca, chi in estate opta per un trekking ristoratore e quanti vivono alle falde di un monte che protegge il territorio. La montagna comunica un senso di sacralità e timore reverenziale a tutti, anche ai più ardui scalatori. Si eleva sopra il mondo, è sempre vista come meta e la sua stessa presenza attira e incombe. La sua natura è archetipica. Dura e solida come la roccia di cui è composta, fresca come l’ombra degli alberi che la ricoprono, assolata e accecante come il caldo sole che si gode in cima. La montagna è un luogo di larghi orizzonti e prospettive, dove è possibile commisurare la scala panoramica del mondo naturale alle fragili ma tenaci radici della nostra vicenda umana. Nella storia ha svolto funzioni chiave.
Gli dei antichi erano sempre nascosti in montagna e questo luogo diventava madre, padre, guardiano, protettore, alleato. Jon Kabat-Zinn, biologo statunitense che ha il merito di aver portato la mindfulness nella medicina tradizionale, ha riconosciuto nella montagna un simbolo di forza e contrasti dedicando una meditazione specifica a questo elemento naturale. Perfetta per chi si trova in treno o è seduto in un luogo tranquillo, la meditazione della montagna è volta alla riduzione dello stress e alla ricerca della consapevolezza della nostra posizione nel mondo. L’idea è creare uno spazio interiore sul quale posare lo sguardo per provare a immaginare la più bella e imponente delle cime che abbiate mai visto. Può trattarsi di un ricordo, di un monte inventato dalla fantasia o visto in un film o in fotografia. Forse è immerso nella fioritura della primavera, forse è innevato o i suoi crinali sono pieni di conifere verdi. Qualunque sia l’aspetto della vostra montagna, respirate con lei in maniera tranquilla e naturale prendendo consapevolezza dell’ambiente immaginario che state creando. L’invito è di “stare” senza agire. Un monito alla calma e alla solidità, un momento in cui prendere le distanze dal turbinio della realtà per restare radicati nell’essere. Partendo da qui, durante il viaggio raggiungerete la simbiosi con questa imponente figura e, diventando montagna voi stessi, potrete dare uno sguardo alla vita dalla giusta distanza. E congratularvi con voi stessi per aver camminato tanto fino a questa vetta.








