A maggio la luce delle giornate si allunga, i profumi si intensificano, la natura afferma la sua presenza. Nella tradizione italiana, è il mese legato alla figura di Maria, simbolo cristiano di cura e ascolto. È anche il tempo della Festa della mamma, che ci riporta a un’esperienza originaria: quella dell’essere stati accolti, visti e riconosciuti. La …
A maggio la luce delle giornate si allunga, i profumi si intensificano, la natura afferma la sua presenza. Nella tradizione italiana, è il mese legato alla figura di Maria, simbolo cristiano di cura e ascolto. È anche il tempo della Festa della mamma, che ci riporta a un’esperienza originaria: quella dell’essere stati accolti, visti e riconosciuti. La mindfulness, nella sua essenza più semplice, è la capacità di portare attenzione al momento presente con apertura e senza giudizio. E, in modo sorprendente, è anche una qualità materna. Non nel senso biologico del termine, ma come funzione universale: quella di accogliere ciò che c’è, così com’è. Nella pratica della consapevolezza, si sviluppa nel tempo quella che potremmo chiamare una “madre interiore”: una parte di noi capace di accogliere le emozioni senza respingerle, sostenere i momenti difficili senza fuggire e offrire uno spazio sicuro dentro di sé. È una dimensione molto vicina al concetto di self-compassion, sviluppato da Kristin Neff, che parla di gentilezza verso sé stessi come base del benessere psicologico. Ma anche a quello di self-parenting – letteralmente “auto-genitorialità” – che sta emergendo come competenza chiave per il benessere emotivo nel panorama della psicologia e delle pratiche contemplative. Sviluppato da John K. Pollard III, il self-parenting si manifesta in comportamenti concreti, come riconoscere un’emozione difficile senza reprimerla, parlarsi interiormente con un tono non critico o stabilire dei limiti sani. Non è un processo spontaneo: richiede allenamento e intenzionalità. Il nome non è una metafora poetica, ma rivela una funzione psicologica concreta: la capacità di sviluppare quelle qualità di regolazione, cura e contenimento che tradizionalmente associamo alla figura genitoriale e in particolare a quella della mamma. Maggio diventa allora un’occasione concreta per allenare questa qualità: non servono grandi ritiri o ore di meditazione, basta fermarsi qualche minuto e respirare consapevolmente, ascoltare davvero una persona cara, osservare un fiore senza fotografarlo o portare attenzione al proprio corpo mentre si cammina. Sono atti semplici capaci di ricordarci che siamo qui e ora. La mindfulness non è una tecnica per diventare qualcun altro. È un modo per tornare a casa. E, forse, il senso più profondo del mese sta proprio qui: riconnettersi a quella qualità originaria di presenza che abbiamo conosciuto all’inizio della vita o che possiamo, comunque, imparare a coltivare dentro di noi.







