Pioggia di consapovolezza

La mindfulness è costellata di piccoli strumenti efficaci per far fronte alla vita quotidiana. Dobbiamo a Tara Brach, psicologa clinica statunitense, insegnante di meditazione di fama internazionale e fondatrice della Insight Meditation Community di Washington, il metodo RAIN – acronimo di Recognize, Allow, Investigate, Non-identification and rest in natural awareness, cioè riconoscere, consentire, indagare, non identificarsi e rimanere nello stato naturale di consapevolezza. Si …

Anna Rue
Anna Rue

We are committed to providing our patients with the highest quality of care.

Condividi:

La mindfulness è costellata di piccoli strumenti efficaci per far fronte alla vita quotidiana. Dobbiamo a Tara Brach, psicologa clinica statunitense, insegnante di meditazione di fama internazionale e fondatrice della Insight Meditation Community di Washington, il metodo RAIN – acronimo di Recognize, Allow, Investigate, Non-identification and rest in natural awareness, cioè riconoscere, consentire, indagare, non identificarsi e rimanere nello stato naturale di consapevolezza. Si tratta di una pratica semplice ed efficace per portare consapevolezza nelle nostre esperienze, soprattutto quando ci troviamo di fronte a emozioni forti, stress o momenti di difficoltà, e alleviare il dolore che proviene da risposte troppo istintive. Il primo passaggio consiste nel riconoscere ciò che sta accadendo: interrompere per un momento il flusso automatico delle azioni e prendere atto dell’esperienza presente. Può trattarsi di un’emozione, un pensiero ricorrente o una sensazione fisica. Facciamo un esempio: siamo in riunione e qualcuno critica aspramente il nostro lavoro. Ci accorgiamo che dentro di noi nasce irritazione o disagio. Invece di reagire subito, facciamo una pausa mentale e riconosciamo: «Sto provando rabbia». Oppure: «Mi sento sotto pressione». Dare un nome a ciò che proviamo è un primo passo verso la consapevolezza. Il secondo passaggio è consentire l’esperienza. Spesso la nostra reazione immediata è respingere ciò che non ci piace, cercare di distrarci o magari, in questo caso, andare via stizziti. Invece, concediamoci di restare con ciò che c’è, senza combatterlo. Il terzo passaggio è investigare con curiosità e gentilezza. Non si tratta di analizzare in modo critico, ma di esplorare con attenzione ciò che accade dentro di noi. Possiamo chiederci: «Dove sento questa emozione nel corpo? È una tensione nelle spalle, nello stomaco, nella gola? Quali pensieri stanno passando nella mia mente?». Per esempio, dopo quella critica in riunione potresti notare che il cuore batte più velocemente e nella testa si ripetono pensieri come: «Non sono stato abbastanza intelligente, rapido o preciso». Osservare questi elementi aiuta a comprenderli meglio e a non esserne travolti. Quando ci concediamo questo spazio di osservazione, spesso emerge spontaneamente una visione più ampia. È il quarto stadio, quello della consapevolezza naturale. Non siamo più identificati con l’emozione del momento, ma possiamo vederla come parte della nostra esperienza. Questa comprensione può portare maggiore equilibrio e gentilezza verso noi stessi. Praticare RAIN significa creare una pausa consapevole nella vita quotidiana. È come lasciare che una leggera pioggia di attenzione cada su ciò che stiamo vivendo: lentamente, grazie al corpo che rimane nel presente, la mente si chiarisce e possiamo entrare in relazione con noi stessi in modo più profondo e compassionevole.

Nerina

Nerina

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *